Lucia Panigali, violenza sulle donne. Intervistata a Porta a Porta
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LUCIA PANIGALI: VIOLENZA SULLE DONNE

LUCIA PANIGALI A PORTA A PORTA

Ti sintonizzi sul canale Rai per seguire l’intervista di Bruno Vespa a Lucia Panigali, ennesima vittima di femminicidio che vive nel terrore, e ti aspetti un’intervista di speranza, di ascolto, di accoglienza.

Ed invece dopo pochi minuti lo stomaco inizia ad andare sotto sopra.

Qualche cosa suona male. Non puoi credere al tipo di domande incalzanti che l’invitata inizia a subire.

Domande che non accolgono, domande che non sono determinate da ascolto, perché il dolore va ascoltato, non recriminato.

 

Lucia Panigali, violenza sulle donne: la sua storia

Dopo 18 mesi di rapporto con un il Sig. Fabbri, la Sig.ra Panigali decide di interrompere, si accorge che i due non sono compatibili.

Come tanti uomini senza coraggio, il Sig.Fabbri, la picchia, l’accoltella, riduce il suo volto in una maschera di sangue e carne in poltiglia.

Viene messo in carcere, da dove assolda un Killer, pagandolo € 25.000 per ucciderla.

Per fortuna della Sig. Panigali, il presunto Killer si rifiuta e denuncia il mandante della richiesta.

Peccato che per la legge Italiana, visto che il fatto non si è consumato, il tribunale assolve l’imputato, le intenzioni a quanto pare, non sono perseguibili nel nostro diritto.

Oltre la beffa il danno, l’imputato viene messo in libertà per riduzione della pena per “buona condotta” e caso dei casi, va a vivere a pochi chilometri dalla sua vittima che ora vive nella paura, sotto sorveglianza, non continua da parte dei Carabinieri.

 

Lucia Panigali, violenza sulle donne: Le chiedo scusa

 

Inizio io a chiederle scusa, Sig.ra Panigali da parte di tanti uomini che le assicuro rispettano le donne, che se ne prendono cura, che le ascoltano, che le riservano gesti gentili.

Esistono uomini che non discriminano, che non valutano le donne inferiori solo perchè esseri umani di sesso femminile.

Le chiedo scusa Sig.ra Panigali perchè sto assistendo all’intervista più degradante che una donna, vittima di violenza possa subire, un’intervista che ha portato ad una segnalazione di questo presunto giornalista (almeno in questa intervista), all’ordine dei giornalisti.[/vc_column_text]

Lucia Panigali, violenza sulle donne: Lei è una donna fortunata!

 

Inquietante questa prima affermazione del Sig. Vespa, affermazione accompagnata da un ghigno tra il sarcastico ed il sardonico, tipico del personaggio.

Lei descrive la sua storia durate 18 mesi, poco più di un mese e qui scatta la prima bomba:

Sig. Lucia Panigali, violenza sulle donne: 18 mesi sono un bel flirtino!

 

Il sogghigno del conduttore è ancora già sarcastico ed il suo paraverbale lo comunica senza ombra di dubbio. Stai sotto intendendo egregio Sig. Vespa, che un uomo ha il diritto di accoltellare e picchiare una donna che ha deciso di interrompere una storia?

Lucia Panigali: Sig. Vespa, le spiego una cosa

 

Le persone, ogni volta che chiudono una storia, sopratutto se segnata dalla violenza, passano un periodo di stasi dove si chiudono, hanno paura.

Il processo di ricrescita è lento.

Piano piano ricominci ad affidarti, e riprendi fiducia dei tuo spazi, delle persone che incontri, negli ennesimi gesti di attenzione e di educazione che ti fanno sentire nuovamente amata, ma non potrai mai sapere cosa si nasconde nella testa di una persona malata.

Te lo dice il tempo, quel tempo che lancia i primi segnali.

Inizialmente vai anche in aiuto, poi i segnali aumentano con costanza e capisci che stai cadendo nuovamente nel baratro e, viste le esperienze passate, fai un passo indietro, per il tuo bene, perché prima di tutto viene il tuo bene.

Ecco come funziona Sig. Vespa, lei che subito dopo dice : “…ma lui era così follemente innamorato di lei a tal punto di volersi separare da lei se non con la morte.”.

Gentile Sig. Vespa, non esiste amore quando vuoi uccidere, quando vuoi picchiare, c’è solo malattia, piccolezza, ignomia nel gesto e nel pensiero.

E arriviamo all’apice dell’intervitsta, quando il Sig. Vespa dice:
“Se avesse voluto ucciderla, l’avrebbe uccisa”. Non sarò esperto in comunicazione paraverbale, ma quel ghigno tra il malefico ed il sardonico, non passerebbe inosservato neanche alla persona più disattenta del mondo. Le chiedo scusa Sig.ra Panigali perché lei ha subito con questa ulteriore domanda, ha subito una tripla violenza.

C’eravamo tutti davanti agli schermi e avremo voluto abbracciarla per darle una parola di conforto e di ascolto concreto.

Non so cosa decideranno le autorità competenti in merito, ma questo “fantomatico” giornalista andrebbe radiato dall’albo.

È stato un momento dinvergogna per tutte le donne che subiscono violenza. 

Non siamo tutti così stupidi, ignoranti, senza animo, ciechi, biechi e senza un briciolo di umanità. Ci scusi per la doppia violenza subita dal punto di vista fisico prima e verbale dopo.

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