SMART WORKING SI O SMART WORKING NO? Scopriamolo insieme
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SMART WORKING SI O SMART WORKING NO?

SMART WORKING:

FACCIAMO CHIAREZZA UNA VOLTA PER TUTTE

 

Siamo sicuri di conoscere tutti i pro e tutti i contro di questa modalità che nel resto del mondo è attiva già da alcuni anni?

Come dovrebbe realmente funzionare, e come dovrebbe essere attivato ?

È indubbio che  Il Covid19 abbia modificato il nostro vivere quotidiano, personale e professionale.

Io per capire realmente l’argomento ho preferito domandarlo a chi, lo Smart Working lo ha pensato ed attivato come precursore in Italia.

SimoneTerreni, C.E.O e A.D di VoipVoice (VoiceOverInternetProtocol) e InsideFactory (organizzazione eventi e percorsi formativi) ha accettato la mia richiesta.

Durante l’intervista la prima cosa che salta agli occhi è che la differenza, come sempre è che nel resto del mondo esistono normative, regole, comportamenti imprenditoriali chiari e trasparenti che  rendono lo Smart Working  uno strumento ecosostenibile.

SMART WORKING SI O SMART WORKING NO?

 

Parliamo di regole che fanno si che tale percorso sia realmente un supporto efficace per il lavoratore e la sua famiglia, per l’azienda, per gli obiettivi da raggiungere in un rapporto di reciproca fiducia che crea reale economia circolare e sostenibilità.

In Italia invece abbiamo vissuto una situazione  “emergenziale” che ha generato molta confusione sia nel cittadino talvolta sfiduciato che nel mondo politico, incapace di mettersi a tavolino con gli imprenditori italiani che lo hanno attivato  molti anni prima e che non sono stati colti impreparati dal Covid19.

In questo paese si scambia questa procedura  con il RemoteWorking o peggio ancora con il telelavoro.

Anziché pensare che questa modalità modificherà e sosterrà l’economia circolare con impatto planetario positivo, ci sono alcune figure politiche che utilizzano la non conoscenza dell’innovazione ai processi per la loro prossima campagna elettorale in cerca di voti facili.

Alcuni politici lo vedono come luogo di assenteismo e poi subito dopo, lo vorrebbero applicare nell’amministrazione pubblica dove sovente il lassismo crea già danni con le persone presenti fisicamente, figuriamoci assenti da casa.

Quali le domande giuste da fare?

 

Collaboratori alleati o nemici?

Quali regole determinano il rapporto di reciproca fiducia tra imprenditore e collaboratore?

Cosa deve dare realmente l’imprenditore al suo collaboratore?

Qual’è l’effetto della tecnologia utilizzata in maniera corretta?

Qual’e la grande opportunità che lo Smart working può donare a tutti noi che lottiamo per un mondo che vuole realmente evolvere in ottica di Ecosostenibilità?

Simone mette in chiaro in maniera estremamente lucida di non avere dipendenti in azienda ma COLLABORATORI.

Spesso è lui che “dipende” da loro.
Dipende dal loro tempo e dalle loro competenze.

È lui che si mette al loro servizio e non loro al suo servizio.

Di conseguenza il benessere del collaboratore va avanti a tutto.

Se un Collaboratore è felice, mette più impegno, lavora meglio, ottenendo risultati migliori.

Lo Smart Working contribuisce al Benessere del Collaboratore.

Se un collaboratore lavora in questa modalità e decide di farlo da casa è come se l’azienda aprisse una nuova sede presso casa sua.

Per questo un collaboratore deve avere un PC aziendale, Cuffie professionali, connettività pagata dall’Azienda e un Bonus Economico per le spese necessarie per adeguare e mantenere una postazione professionale presso casa come se fosse in azienda.
I nostri Collaboratori sono degli Alleati non dei nemici.

 

GODITI L'INTERVISTA INTEGRALE A SIMONE TERRENI


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